Lo sapevi che...

Kids Food Festival

Domenica 1 dicembre si è tenuto a Roma il Kids Food Festival organizzato da Family Welcome.

La manifestazione come tutti gli anni si è svolta all’esterno del museo di Explora. Essendo la festa del cibo e dei bambini c‘erano laboratori di cucina, di disegno, creazione di palline di natale in feltro, coltivazione di piantine aromatiche e persino di musica. Per quanto riguarda la cucina i bambini hanno potuto: decorare piccoli pandori, creare palline di cioccolato da attaccare all’albero e impastare e decorare i biscotti dell’avvento.

Per noi è una tappa fissa, questo è il terzo anno che ci andiamo e Sofia si diverte sempre moltissimo. Le altre edizioni mi sembra si siano tenute a Novembre mentre quest’anno è stata un’edizione natalizia, con tanto di Babbo Natale.

Per noi genitori si sono tenuti dei panel informativi sull’alimentazione tenuti dai medici della Bios, il tentativo era quello di sensibilizzare i genitori verso la corretta alimentazione, dal punto di vista salutare de etico ambientale. Naturalmente non me li sono fatti sfuggire.

Il primo panel formativo che ho seguito è stato quello su QUANDO BERE LATTE È UN PROBLEMA: INTOLLERANZA AL LATTOSIO? a cura della Dott.ssa FEDERICA ROTA Medico Chirurgo Specialista in Allergologia e Immunologia Clinica.

La dottoressa Rota ci ha spiegato che il latte è uno di quegli alimenti a cui il bimbo piccolo va più soggetto ad allergia, come l’uovo. Fortunatamente la maggior parte dei bambini affetti da allergia da latte e uova negativizza la sensibilizzazione entro 5 anni, circa 85%.

Ci ha poi spiegato la differenza tra essere intolleranti e allergici. Le allergie se trascurate diventano tossiche e possono portare a gastroenteropatie eosinofile mentre le intolleranze non lo sono. In teoria quindi un intollerante potrebbe continuare a consumare latte.

Come è noto l’intolleranza al latte è intolleranza al lattosio, togliendo il lattosio e quindi bevendo latte senza lattosio l‘intollerante non avrà più problemi. Questo è un problema che riguarda molti di noi perchè 3 soggetti su 4 sono intolleranti al lattosio, alle volte senza saperlo.

E’ importante quindi, se si pensa di essere allergici, fare il test genetico come il breath test o il prick test che lo dimostrino. La dottoressa ha tenuto a sottolineare come gli allergici alle vitamine del latte vaccino non sono in grado di tollerare nemmeno il latte di altri mammiferi. Diffidate quindi dei messaggi pubblicitari che sostengono la tolleranza a latte di altra specie senza comprovata sperimentazione clinica (caso tipico è il latte di capra). Meno somiglianti al vaccino sono il latte di asina, cavalla e cammello, la cui tolleranza va comunque verificata caso per caso.

Infine, ci ha spiegato come l’obesità sia un fattore di rischio per le allergie, come il consumo ridotto di Omega 6 e Omega 3, vitamine D e altre vitamine dovuto al minor consumo di verdura e frutta che migliora l’apporto di vitamina C e antiossidanti.

Negli ultimi anni, inoltre, si sta consigliando alle mamme in cinta di mangiare tutti gli alimenti che possono essere allergici, in quanto si è scoperto che l’introito per via orale della madre di alimenti possibilmente allergici è quello che determina la tolleranza nel bambino.

Alle 11,00 si è tenuto il panel CELIACHIA E DIAGNOSI IN ETÀ PEDIATRICA

a cura della Dott.ssa Daniela Knafelz, gastroenterologa. (Unità di Epatologia, Gastroenterologia e Nutrizione dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, BIOS SPA)

La malattia della celiaca è una infiammazione cronica dell’intestino causata dall’assunzione di glutine da parte di individui predisposti. Il glutine è un complesso proteico che è presente in alcuni cereali (frumento, segale, orzo, farro, spelta, kamut, triticale).

I numeri della malattia sono in costante aumento: 1 su 100 individui ne soffre e le donne sono più predisposte.

La malattia si può manifestare a qualsiasi età. I sintomi sono diarrea, perdita di peso, stipsi, inappetenza. Ci possono anche essere sintomi atipici come anemia o cefalea. Addirittura si può essere celiaci e non aver nessun sintomo.

I test vanno fatti mentre il bimbo mangia il glutine e per essere certi della malattia è necessario fare la biopsia. Purtroppo la diagnosi è a vita e la terapia è una sola: vita senza glutine.

Cosa più quindi mangiare un celiaco? Riso, soia, tapioca, mais, patata, miglio, legumi. No a frumento, orzo, segale, farro, kamut, sorgo, spelto, triticale.

Ignorare la celiachia piò causare negli anni trasformazioni tumorali.

Si può essere anche intollerante al glutine, in questo caso si possono avere gli stessi sintomi ma senza avere la malattia.

Nel pomeriggio la dottoressa Dott.ssa Rossella Aromando, Psicologa e Psicoterapeuta, specialista in terapia relazionale integrata ha tenuto il panel I DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE IN ETA’ EVOLUTIVA: ANORESSIA E BULIMIA

In questo panel si è parlato di un tema a me molto caro ossia dei bimbi selettivi, visto anch’esso come disturbo alimentare. Sofia era una bimba selettiva, voglio usare il verbo al passato perché i tempi del solo pasta in bianco, petto di pollo e robiola sono finiti, anche se ancora non è una bimba che mangia tutto…

Tornando al panel la dottoressa ha individuato quattro caratteristiche che contraddistinguono il bimbo selettivo:

  • Reagiscono con ansia e disturbo, fino ad arrivare al vomito, quando il genitore tenta di ampliare la loro gamma di cibi
  • Possono rifiutare il cibo in base a caratteristiche sensoriali come gusto, odore, colore, o consistenza
  • Generalmente, presentano un peso ed un’altezza adeguati all’età e non manifestano preoccupazioni per il peso o la forma del corpo
  • Consumano il pasto con lentezza e raggiungono velocemente la sazietà
  • Sofia rientrava precisamente nel prototipo di bimba selettiva.

Penso di aver già raccontato di quando provando a dargli alimenti nuovi lei bevesse durante il pasto fino ad indursi il vomito. E’ successo poche volte ma è successo.

Sono stata anche io una bimba selettiva e mia mamma diceva che quando aveva finito di darmi il pranzo era arrivato il tempo della cena, tanto ero lenta. E mia nonna veniva ricordata d’estate in campeggio come la nonna che andava in giro con il piatto sperando che la nipote mangiasse.

Tornando al panel, l’alimentazione selettiva può avere varie origini: mediche, biologiche, psicologiche, ambientali. Nella maggior parte dei casi però il bisogno di adeguarsi al gruppo in adolescenza porta ad una risoluzione spontanea del problema. Personalmente a 6 anni ho scoperto quanto il cibo mi piacesse e da allora “è meglio regalarmi un vestito che invitarmi a cena” quante volte me l’hanno detto?

Chiaramente il panorama può essere più drastico di quello che abbiamo vissuto noi e può andare a influire in modo importante sul funzionamento sociale, sulle relazioni familiare e sull’apporto equilibrato di nutrienti, in questo caso è importante rivolgersi al medico per escludere una condizione di tipo organico (es. intolleranze, celiachia) o rigidità sensoriale legata a un disturbo del neurosviluppo ( diverse ricerche hanno dimostrato infatti che essa è spesso associata a disturbi dello spettro autistico).

Quali possono essere i sentimenti dei genitori di un bimbo selettivo?

  • Ansia, che i bimbi non ricevano adeguata nutrizione e varietà
  • Rabbia, legata al senso di frustrazione per i continui rifiuti verso i nuovi alimenti
  • Impotenza, che deriva dalla constatazione che tutti gli sforzi fatti vengono rifiutati
  • Il senso di colpa, si inizia a credere che la colpa sia della famiglia

Io ho provato tutte queste emozioni negative per diverso tempo

Uno studio del 2013 ha spiegato che i genitori di bimbi selettivi pensano di non poter cambiare la situazione e pensano che sia legato ai gusti del piccolo.

Gli autori ipotizzano che se queste famiglie credessero di avere il potere di cambiare la selettività dei loro bambini si potrebbero creare nuove abitudini alimentari.

In effetti è quello che ho fatto io, ho sempre pensato di poter cambiare le cose ma ho anche capito che bisogna fare piccoli passi e che un bimbo selettivo va anche accettato.

Offrendo cibo ripetutamente rifiutato, i genitori giocano un ruolo cruciale nel trasformare un cibo usuale in uno familiare. Diverse ricerche su neonati di 6-9 mesi e bambini di 2-5 anni hanno mostrato che i genitori generalmente rinunciano ad offrire cibo rifiutato dopo 5 tentativi, quindi troppo presto affinchè un bimbo possa abituarsi.

Gli autori dello studio suggeriscono quindi:

  • Iniziare a diversificare le pietanze proposte in colori, odori e consistenza, utilizzando gli alimenti che il bimbo già mangia e rispettando la spontanea inclinazioni dei bambini
  • Eliminare la pressione a mangiare
  • Parlare del cibo in termini di odori, sapori, aromi, origine, prima che i bimbi ne mettano un boccone in bocca.
  • Focalizzarsi su l’educazione alimentare più che sul mangiare
  • Cucinare insieme
  • Non essere permissivi nel lasciarli consumare cibi appetibili ma poco sani, per compensare il basso introito di altri alimenti
  • Fare attenzione ai propri comportamenti alimentari. L’alimentazione selettiva ricorre sulle famiglie, in parte perché è biologicamente e geneticamente determinata, in parte perché può essere esacerbata da cause scatenanti ambientali riguardo al comportamento alimentare.

Sono molto contenta di constare che sono tutti consigli che ho dato anche io su questo blog e che prima di tutto ho adottato su me stessa.

Gli altri disturbi di cui la dottoressa Aromando ha parlato sono quelli legati alla bulemia e anoressia.

Ha spiegato come il periodo dell’adolescenza sia molto delicato e come l’adolescente viva un complesso intreccio di trasformazioni fisiche, endocrinologiche e psicologiche. La risposta positiva della famiglia a questi cambiamenti ha una importanza fondamentale per l’adolescente che rifiutando di nutrirsi rifiuta di crescere, di assumere la sua nuova identità e di gestire emozioni che sente come pericolose.

Non approfondisco in questo momento l’argomento perché parlare di adolescenti mi sembra un po’ fuori contesto, fortunatamente l’adolescenza è ancora lontana…

Infine alle 15,00 ho seguito I “FALSI MITI” DELLA NUTRIZIONE DEI BAMBINI I “ Panel realizzato in collaborazione e con il supporto del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria).

Purtroppo non ho scritto il nome del medico relatore, un nutrizionista sulla cinquantina che ci ha parlato della banda della disinformazione:

  • Giornalisti, vogliono vendere le notizie e non danno importanza alla notizia in se, quindi spesso le notizie che circolano non sono veritiere
  • Ricercatore, cerca di dirottare le ricerche verso il proprio l’ambito di interesse
  • Consumatore, non vuole prendere coscienza per problema ma chiede solo un aiuto al medico per avere un medicinale che lo sollevi dal problema
  • Medico, vuole vendere prodotti medici e quindi non è obbiettivo.
  • Sistema, non vuole che niente cambi

Mi trovo assolutamente d’accordo con quanto detto soprattutto per la parte del consumatore perché è l’unica che posso personalmente cambiare e che alla fine farebbe cambiare tutto il resto. Come consumatori dobbiamo capire la nostra importanza e il nostro potere sul’andamento del mercato.

Spesso non dobbiamo chiedere al nostro medico una soluzione (medicinale) ad un problema perché quello è solo un sintomo del nostro malessere, ma dobbiamo ricercare il motivo del malessere.

Infine ci ha riportato tabelle dello studio dell’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (AIRC) in cui si evince come le carni processate (come salumi, salsicce e wurstel) sono cancerogene per l’uomo.

Dopo aver passato in rassegna 800 studi epidemiologici eseguiti in ogni continente, e incentrati sulla relazione tra carni rosse e insorgenza di cancro, lo IARC ha inserito le carni processate tra i cancerogeni certi (il cosiddetto gruppo 1, che comprende anche l’amianto, l’alcol etilico e il fumo, le radiazioni ultraviolette e il Papilloma virus), e le carni rosse tra le sostanze probabilmente cancerogene per l’uomo (gruppo 2A).

Su un punto non sono d’accordo con questo medico ossia sul Glifosato, il diserbante più usato al mondo.

Il Glifosato viene messo dall’AIRC nel gruppo 2A come sostanza probabilmente cancerogena per l’uomo.

Quindi, secondo questo medico dato che il glifosato è nel gruppo 2A su di esso si è alzato un gran polverone, quello su cui avrei dovuto ribattere ma che la mia timidezza mi ha impedito di fare è quello di dire che “non voglio dare grano e verdure a mio figlio che potrebbero essere cancerogene per lui!”. Non voglio mangiare neanche per me della pasta o della verdura che penso mi facciano bene invece sono potenzialmente cancerogene.

Cambiamo diserbante.

Chiediamolo, firmiamo petizioni. Cambiamo un mondo che non vogliamo.

Questi sono i panel che ho seguito, ce ne erano molti altri ma non avuto tempo di seguirli tutti. Una cosa molto carina è stata che nello stesso padiglione dove c’erano i panel per gli adulti si tenevano anche attività per bambini, in questo modo ognuno poteva dedicarsi a quello che più interessava rimanendo sempre nello stesso posto.

Se quello che vi ho raccontato sul Kids Food Festival vi ha incuriosito ricordatevi questo appuntamento per l’anno prossimo.

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